Quando si andava a Bottega...
ovvero
Chi ben comincia è alla metà dell'opera.
di Gabriele Torrisi
Questo "articolo" suonerà un po' duro a molti. Vi prego di perdonarmi in anticipo per questo, perché sappiate fin d'ora che non vi sarà traccia di sarcasmo nelle mie parole. Solo un invito a prenderci più sul serio, a lavorare insieme, con determinazione. Siamo proprio tutti nella stessa barca.
Ogni lavoro ha pari dignità e valenza sociale di un'altro, se svolto con la medesima competenza e professionalità. Per me è un imprescindibile assioma, che mi sforzo di comunicare in tutti i miei interventi formativi o in tutti gli ambienti lavorativi con i quali vengo a contatto.
Ma la competenza e la professionalità non sono merce gratuita, né tanto meno a buon prezzo. Sono il nostro patrimonio più prezioso, il nostro investimento più importante in quanto, fra l'altro, non soggetto a deterioramento ma al contrario continuamente rinnovabile ed implementabile.
Un tempo, l'aspirante artigiano come il laureando avvocato o il promettente disegnatore andavano "a Bottega", per anni, a volte parecchi. E si rassegnavano financo a "portare la merenda al Maestro", sopportando le immancabili reprimende e l'assoluta mancanza di qualunque tipo di riconoscimento, con l'unica illuminata visione dell'obiettivo finale: impadronirsi del Mestiere. Così magari, prima di poter toccare una lima, un pennello o prima di poter firmare un preliminare in una pratica ordinaria, si doveva averne acquisito la più assoluta padronanza.
Poi, fortunatamente (?) le cose cambiarono, lentamente, rendendo più umana la condizione degli aspiranti e dei praticanti fino a raggiungere il paradosso, ai giorni nostri, per cui chiunque sia in grado di raggranellare una certa somma per acquistare "lo Strumento", gode della libertà di aprire bottega. Lo "Strumento". L'informatica ha proiettato l'uomo nello spazio, dentro i mitocondri delle cellule, al di là dei limiti della luce visibile. L'informatica ha contratto i tempi, accelerato i ritmi produttivi, ammorbidito le giornate lavorative. Ma ha creato anche delle grandi illusioni.
Così come in quasi tutti i mestieri e le professioni eseguibili con l'ausilio dello strumento informatico, anche le Arti Grafiche non fanno eccezione. Almeno fino all'atto della prestampa, il destino comune di tutte le forme di produzione grafica pare essere appannaggio di un Personal Computer, che appartenga al casato delle "mele" piuttosto che a quello delle "finestre". E spesso, per ciò che riguarda la stampa digitale, anche l'atto della stampa vera e propria sembra dipendere unicamente da microchip e servomotori. Sembra. In realtà dipende tutto dalle nostre mani, dai nostri occhi, dal nostro cervello. E perché no, dal nostro cuore.
First Man, Then Machine, parafrasando un detto divenuto anche il pay off di una nota casa motoristica, curiamo prima la nostra conoscenza, quindi pensiamo allo strumento da padroneggiare, non illudiamoci di trovare la pappa pronta dentro i nostri hard disk. Fin quando c'è da pasticciare un po' per compicciare un invito alla festa dei diciotto anni, da togliere qualche brufolo dal radioso viso della sposina nella foto di rito o da imbrattare un paio di t-shirt per il complessino del paese, sono buoni tutti. Mio figlio, quattordicenne, può confermarvi ampiamente quanto asserisco.
Ma ho una brutta notizia per tutti noi: purtroppo (o per fortuna) non ci sono più le premesse per pretendere di prosperare pasticciando o imbrattando o compicciando alcunché. Oggi chi investe in immagine, se investe, deve pretendere a ragione di andare a colpo sicuro, non ci sono più i margini per fallire sul colore o sui tempi di consegna o sulla qualità del materiale. E la concorrenza è tanta. L'Estremo Oriente non è più così estremo e non vende più solo bachi da seta e petardi. E i materiali costano, i consumabili pure e nulla può andare sprecato, posto che nella falsa opulenza degli anni passati ci si potesse permettere di farlo.
Quindi, questo è quanto voglio condividere con tutti voi: scelta una strada con la dovuta oculatezza, imparate per prima cosa a conoscere le esigenze correlate al vostro settore. Studiate a tavolino i flussi di produzione, non trascurando nulla che sia prevedibile, analizzate i singoli processi ed i loro sviluppi futuri, non limitandovi alle immediate necessità. Studiate con cura i materiali da impiegare, i consumabili, i costi ed i tempi correlati non lasciando nulla al caso. Solo alla fine pensate allo strumento e scelto e acquisito che sia alla luce degli studi pregressi, non lesinate sulla necessità di acquisirne anche una perfetta conoscenza, perché solo così otterrete un totale e proficuo vantaggio dall'investimento sostenuto.
Possedere la migliore e più potente workstation, il software grafico più blasonato, la stampante più veloce e precisa o la giostra a 12 stazioni più accessoriata e sofisticata senza possederne in mente qualcosa in più che i rudimenti di utilizzo, potrà darvi una sola garanzia: aver fatto guadagnare bene i vostri fornitori. Il che, non è un male in sé, ma...
Se avrete ancora la pazienza di leggere il prossimo articolo, mi permetterò di suggerirvi come muovervi in merito all'investimento informatico, soprattutto riguardo ai software indispensabili e più versatili. Così come mi pregerò di fornire qualche informazione sugli argomenti da aggredire per primi, nell'ottica di una ordinata e progressiva crescita nell'universo della Computer Grafica.
