Economia-limiti-diseconomia, nell’ordine
Cominciamo sempre dall’inizio, in tutto, e poi proseguiamo in ordine. Che cos’è l’economia? Che cos’è un limite? Che cosa si intende per diseconomia?
Una buona definizione di Economia, tra le infinite: L’arte e la scienza umana di creare sempre più ricchezza, e distribuirla equamente, finalizzata al benessere comune.
Quindi un planetario contenitore, ed oltre, all’interno del quale vive un sistema naturale che collega ogni azione umana, da sempre e in ogni luogo.
Un limite è un confine, una linea terminale o divisoria,, un confine ideale, un livello massimo, al disopra o al disotto del quale si verifica un determinato fenomeno.
Diseconomia è sostantivo governato dal prefisso dis-, che se in generale indica malformazione, mal funzionamento, anomalia , con tutti i sinonimi del caso, in economia possiamo intenderlo come il verificarsi di una causa che non permette il migliore sviluppo dell’economia o ne mantiene lo stato di sostanziale stabilità
insoddisfacente o ne procura in qualche modo una regressione.
Quindi individua un qualcosa di peggiorativo.
I limiti umani e la consapevolezza
Sono sempre esistiti diversi generi di limiti nello scorrere del tempo e l’economia tutta ne ha dovuto sempre tener conto in quello stato di sofferenza continua del dover far i conti sempre, o quasi, con scarse o insufficienti risorse naturali, tra le quali l’intelligenza umana.
E’ di quest’ultimo genere che ci occuperemo da questo momento, costituendo il punto di partenza.
E sempre in tema di “limiti”, rifletteremo attorno ai limiti umani delle persone adulte, le più influenti sull’economia.
Prima cosa:
1 conoscere sé stessi, anche se è fino in fondo impossibile, ma impegniamoci seriamente
2 seconda cosa conoscere il nostro prossimo, tutto, anche se
fino in fondo impossibile, ma impegniamoci.
C’è chi è convinto di non avere limiti, in buona fede o malafede, e chi è convinto di avere limiti, in buona fede o malafede. E già la situazione (globale) si è di molto complicata, validando le esperienze misurate sul campo, numerose e da tempo, negli ambiti più disparati.
Già raggiungere la consapevolezza dei propri limiti sarebbe un ottimo primo traguardo, ma siamo ad oggi nel campo dei sogni o almeno della speranza.
Se la cultura della ricerca della verità su noi stessi è mediamente carente in modo grave, e lo è, se la volontà della ricerca interna dei propri limiti è pallida, se la cultura della ricerca della verità lascia ampi spazi alla difesa personale quasi generalizzata, se l’umiltà è tenuta a tacere da supervia, protervia e aggressività, allora il riconoscere i
propri limiti diventa una pallida linea all’orizzonte.
Le conseguenze
Ogni limite non riconosciuto genera errori di valutazione, azioni errate, danni a cose e alle altre persone.
Si spingono gli altri a risolvere i problemi che non hanno generato,
con dispendio di risorse di vario genere: denaro, tempo, tecnologia, organizzazione, senza aggiungere valore al tutto, strada che esclude il recupero, d’altro canto in sé ingiusto.
E tutto questo, molto spesso, nel rispetto delle leggi dello Stato, quando non sono state infrante.
Viene così a ingenerarsi un processo di diseconomia, come anzidetto spiegato, che condiziona, peggiorandone la performance, lo sviluppo futuro.
Le “pezze” spesso non vengono messe, perché il sistema è impegnato di corsa ad alimentare sé stesso, a tenere il passo, spesso zoppicando e barcamenandosi in sgangherate contraddizioni.
E’ quindi impegno e dovere civile far mente locale a ciascun limite personale per lavorare con ordine e disciplina mentale finalizzati alla sua precisa individuazione e provvedere con ogni mezzo lecito alla sua rimozione, trasformandolo in apprendimenti ed esperienze virtuose dirette senz’altro all’obiettivo dell’equilibrio personale nel contesto di una realtà quotidiana ed economica sempre più complessa.
E ancora, ogni limite personale ci allontana sempre più dal punto di equilibrio, arrecandoci sempre più problemi, anche al prossimo, secondo l’immagine di una spirale che ci spinge sempre più lontano.
I limiti della malafede
Sono i peggiori, i meglio strutturati, consolidati, antichi e tendenzialmente infiniti nel numero e negli effetti, costruiti su una base di consapevolezza lucida, scientifica, rigorosa, patologica, spietata, al di fuori di ogni cultura, di ogni ragionevolezza, sono
figli di culture malate.
Presentano, però, il più delle volte il loro “limite”: sono ben prevedibili, perché studiabili attraverso la conoscenza della natura umana.
E’ possibile organizzare contro di loro qualche buona difesa.
Generano comunque diseconomia, come ogni comportamento incivile.
Proibito perdere tempo e piangersi addosso, ma riflettere e lavorare per migliorarci.
Ne guadagneremo, anche in salute.
Massimo Salvaderi

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