Dov’è la bellezza?
Ogni cosa che facciamo possiede la sua bellezza, per sempre.
Ogni cosa dovrebbe essere solo bellezza in sé e bellezza per tutti, ma non è così, perché molti non sanno che esiste la bellezza e che
cos’è.
Non addentriamoci ora nella galassia delle infinite definizioni di bellezza e delle sue materializzazioni ed espressioni.
Non basterebbe una vita.
Accontentiamoci di intendere la bellezza come armonia, equilibrio di luci, forme e colori, di idee, leggibilità immediata, semplicità, empatia allo stato puro, fascino, seduzione, poesia, carezza della
vita.
Non diventiamo o non trasformiamoci in venditori di bellezza solo per propri fini, sarebbe una dichiarazione di limite alla propria umanità.
E’ troppo facile produrre bellezza perché ne godano anche altri.
La bellezza ha una caratterizzazione soggettiva, con tutte le sue componenti individuali e culturali, perché è la singola creatura che la immagina, quindi ne crea la versione sensoriale.
La bellezza: due dimensioni
Forzando in modo violento, per necessità di spazio, il perimetro dell’universo della bellezza, focalizziamoci sulla bellezza della comunicazione su un supporto bidimensionale.
Qui non c’è movimento, non ci sono suoni, non è attivato il gusto, e neppure l’olfatto (che solo poche stampe accolgono nei propri supporti e inchiostri); sono attivi solo il tatto e la vista, ma ce
n’è abbastanza per tenere ben attivo il cervello con tutte le percezioni ed emozioni.
Dobbiamo però spendere poche parole sulla comunicazione, necessità vitale e arte di cui l’essere vivente si deve dotare per difendersi, raccontarsi, vivere e far vivere emozioni, acquisire nozioni, tecniche, conoscenze, guadagnarsi da vivere, farsi conoscere, apprezzare, stimare, insomma per essere creatura civile in un mondo civile.
La comunicazione di cui ci stiamo occupando si esprime attraverso idee che si materializzano in immagini di due nature: testi e immagini.
I testi sono la decodifica in immagini (grafica) di pensieri consegnati alla scrittura, trasferiti su un supporto attraverso un sistema, dei tanti, di stampa.
L’immagine, per questa volta, intendiamola solo come fotografia, cioè riproduzione artistica di soggetti esistenti.
Anche in questo caso impieghiamo il termine “grafica”, cioè “scrittura”, scrittura attraverso un’immagine scelta, fotografata, lavorata, riprodotta su un supporto.
I testi
Quanto si è pensato, studiato, progettato, strutturato, riprodotto, volendo ideare uno stile o, più semplicemente, il disegno di un alfabeto; una quantità di lavoro inimmaginabile, ma il lavoro è
bellezza.
Per non parlare dell’arte profonda per ideare quel disegno, quello stile tanto personale da far distinguere per sempre il suo autore da tutti gli altri.
Quante arti sono state attivate simultaneamente per tracciare quei tratti e curve così equilibrati, netti, dai felici contrasti, dai raccordi invisibili, dalla serena e distensiva leggibilità.
Si è partiti dalla scrittura, da ciò che già c’era, per intervenire con arte, scienza e tecnica per inventare nuove scritture attraverso i nuovi strumenti dell’arte grafica.
E tutto questo percorso è stato guidato all’interno della bellezza, perché tutto ciò che è stato fatto, e ancor oggi conservato, è
bello, anche se “diversamente” bello.
Pensiamo agli sforzi compiuti per equilibrare le visioni e quindi le leggibilità delle singole lettere, o meglio, dei singoli grafismi, a seconda delle dimensioni degli stessi, sì, perché se non c’è leggibilità non c’è bellezza.
Infatti ogni immagine non solo deve essere visibile, ma anche leggibile.
E poi il tema si rende più complesso: dal singolo segno si passa alle parole, allo spazio bianco tra parola e parola, allo spazio bianco tra riga e riga, agli spazi bianchi tra pagina e pagina, per far riposare la vista mentre continua la lettura, ma anche all’equilibrio degli spazi attorno alla pagina scritta per far concentrare la lettura sui segni a stampa e non altrove.
Insomma un susseguirsi di equilibri, di delicatezze invisibili e visibili, di belle qualità visive.
Le immagini
Ma diamo merito anche alle immagini fotografiche.
Anch’esse sono dotate di quella bellezza che parte dal profondo di ciascuno di noi e che la natura e l’opera umana ci offrono in bella mostra.
E l’arte ha bisogno di qualche strumento tecnico, della luce, quindi della natura, una macchina, qualcosa di colorato o in bianco e nero per poter essere espressa, materializzata, riprodotta.
Ed ecco che si devono armonizzare natura, arte e tecnica per tradurre il tutto in qualcosa di materiale, di percepibile con i sensi, insomma in qualcosa di vivo, ricco di significato.
Quindi si apre lo scenario di tante bellezze: l’idea del soggetto, la ricerca del soggetto, la luce e l’angolazione per riprenderlo, il taglio dell’immagine – quanta attenzione a che cosa eliminare e che
cosa lasciare – e poi la stampa della prova colore, conoscere che cosa si perde o acquista con questa o quella tecnica di riproduzione a stampa.
L’universo delle tecnologie, ma attenzione ai costi, quei benedetti soldi.
Com’è bello e come è laborioso, talvolta difficile generare bellezza. Ma le cose stanno così.
Massimo Salvaderi

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