Tutte le tecnologie sono innocenti, da sempre

Partiamo dall’inizio

Riprendiamo il percorso dall’inizio, come da buona prassi, e partiamo almeno dalle due domande di base: che cos’è la tecnologia e perché esiste, da sempre, la tecnologia?

Dobbiamo essere sicuri di parlare di una cosa abbastanza definita e condivisa nella conoscenza, insomma, avere la consapevolezza di che cosa abbiamo davanti agli occhi, nella sua realtà e piena verità.

Solo così restringeremo quel pericoloso spazio occupato da ignoranza, stupidità, supponenza, inutili interpretazioni personali, ipotesi, creative e fumose teorie, giudizi e pregiudizi, che non aggiungono alcun valore alla conoscenza, una delle tante seti dell’umanità.

Poniamoci tutti i sani dubbi e tutte le sane domande: questo aiuta nel percorso verso la chiarezza e la conoscenza della verità.

Un percorso lungo, che si aggiorna in ogni momento, ma possibile.

La parola “Tecnologia”

Questa volta ci impegneremo a inserire il tema, com’è possibile per ogni altro, all’interno del grande sistema dell’Economia, intesa come “L’arte e la scienza umana di creare sempre più ricchezza materiale e immateriale, e distribuirla equamente, finalizzata al benessere comune.” E’ questa una delle infinite definizioni di Economia, che possiamo accogliere con serenità.

Altra premessa per conoscere il comportamento umano di sempre sono i bisogni primari, cioè quei bisogni di cui l’essere umano non può fare a meno, altrimenti, dopo pochi minuti, ore o giorni la sua vita finisce.

Ricordiamoli: bere, alimentarsi, dormire, difendersi dal caldo e dal freddo, respirare.

Ultimo punto a premessa: accogliere il significato originale di Economia come “regole della famiglia”, intesa quest’ultima come cellula di ogni aggregazione sociale umana.

La parola “Tecnologia” deriva dal greco “Techne”, arte, intesa come il “saper fare” e “Logia”, discorso, trattato. L’etimologia del termine, quindi, definisce lo stretto intreccio del suo rapporto con l’arte.

Natura, scienza, uomo, tecnologia

La natura ha sempre mantenuto le sue leggi che la governano da sempre così come i suoi tesori manifestati e nascosti, tutti offerti anche al genere umano.

L’uomo, fin dalle sue origini, partendo da quel soggetto raccoglitore e cacciatore che era, ha sviluppato la sua mente e attraverso il suo comportamento, ha conosciuto sempre più la natura, usando e trasformando in modo sempre più evoluto, “sviluppato”, i beni della natura stessa.

E così via, al punto di poter affermare oggi, con ampie parole, che la parola “tecnologia” indica quindi un “vasto settore di ricerca”, composto da diverse discipline e scienze esatte e altre scienze, che ha come oggetto rendere più efficiente possibile la produzione di nuovi beni, strumenti e servizi, ma anche l’applicazione di tutto ciò che può essere utilizzato per la soluzione di problemi pratici, ma anche l’insieme delle tecniche utilizzate per produrre oggetti e migliorare le condizioni di vita dell’uomo, l’ottimizzazione delle procedure e della scelta di strategie finalizzate a determinati obiettivi in “ambiti circoscritti” (es.: la tecnologia della stampa, del legno, delle terre rare) o anche globalmente (es.: la tecnologia della guerra, dei paesi ricchi, dello sviluppo della tecnologia).

Quindi il primo laboratorio tecnologico è sempre stato il cervello umano, anche se ancor oggi conosciamo molto poco del suo funzionamento. Insieme al cervello lavora un altro complesso sistema, questa volta immateriale, che chiameremo per semplicità, e mi si perdoni la semplificazione, “l’universo dei sentimenti”.

E’ stato accertato nei millenni il legame molto stretto tra tecnologia e scienza, tra tecnologia e storia dell’umanità e tra scienza e storia dell’umanità.

Il tutto costituisce nel contempo un insieme e un sistema, dove ogni cosa è collegata ad ogni altra, insomma in modo simile, nei limiti evidenti della similitudine, a quanto accade con i neuroni del nostro cervello e le intrecciate vie dell’”animo umano”.

La corsa della tecnologia

Con il passare del tempo, soprattutto a partire dall’industrializzazione, accelerando dal dopoguerra dell’ultima ufficiale ultima guerra mondiale, e sempre più dagli ultimi trent’anni, la velocità dello sviluppo tecnologico è diventata spasmodica, affidata al tempo reale, al tempo di attesa azzerato, al costo di produzione comunque tendente a zero, ai profitti comunque tendenti al massimo per sostenere i massimi sviluppi ai capitali investiti, all’aumento dimensionale e di potere e potenza, alla migliore difesa dalla concorrenza, sia in termini strettamente economici sia politici, dove la politica fa parte dell’economia e viceversa.

Quindi le tecnologie hanno costituito uno dei “fili rossi” imprescindibili a sostegno di questi comportamenti, per nulla nuovi, figli di quei comportamenti di paura a difesa dei bisogni ancestrali, perché l’uomo, e la storia lo dimostra a chiare lettere, è stato sempre simile a sé stesso e puntualmente prevedibile: la tecnologia è figlia dell’uomo, la vuole l’uomo, la studia l’uomo, la finanzia l’uomo, la sostiene l’uomo la vende l’uomo.

In alcune mani, se la ricerca e la conseguente tecnologia costano e non conferiscono un ritorno economico, se abbiamo il potere di decidere, lasciamole dove sono.

Domande e risposte

Quante sono le tecnologie pronte per essere messe in campo e rimangono nei cassetti?

Quante tecnologie non vengono rese note se non quando lo ritiene il momento chi ha deciso le strategie?

Quante tecnologie “non mature” non vengono fatte “maturare”, anzi affogate?

Chi ha i capitali per finanziare quali utili tecnologie?

Chi decide se una tecnologia è spendibile?

Chi decide la qualità di prestazione di una tecnologia?

Chi decide quale tecnologia applicare su quale arma?

Alcune domande secolari: La tecnologia è buona o cattiva?

La tecnologia migliora la qualità della vita o la peggiora?

I soldi per la ricerca e lo sviluppo delle tecnologie chi li mette?

Quale sarà la nuova tecnologia?

Quale sarà la prossima tecnologia che cambierà il destino della storia?

Con tutto questo, e non è tutto, è dimostrato che ogni tecnologia è innocente per non aver commesso il fatto e ogni responsabilità è dell’uomo, come sempre.

Chi non ne è convinto può scrivere oggi una nuova legge che precisi le responsabilità di ogni tecnologia, passata, presente e futura, lanciare tutte le accuse, portare in giudizio tutte le tecnologie, e si troverà solo.

Massimo Salvaderi

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